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Una voce clonata per autorizzare bonifici
Nel febbraio 2026 Fideuram è stata colpita da una frode da circa 95 milioni di euro, di cui 36 ancora da recuperare. Secondo quanto ricostruito, i truffatori hanno contattato la banca con una richiesta urgente che sembrava provenire dai vertici del gruppo, usando una voce che imitava quella di un professionista conosciuto e una serie di e-mail costruite per rendere credibile l'operazione.
Il caso è stato reso noto il 25 settembre 2026 e riguarda anche Paolo Molesini, presidente di Fideuram all'epoca dei fatti. La tecnica rientra nella cosiddetta CEO fraud, in cui gli attaccanti si spacciano per dirigenti o fornitori per ottenere trasferimenti di denaro.
Perché la voce non basta più
L'episodio dimostra come l'intelligenza artificiale e i deepfake rendano più credibile questo tipo di truffa. La clonazione vocale permette di imitare il timbro e il modo di parlare di una persona, rendendo difficile distinguere una chiamata autentica da una falsa.
Per questo, secondo gli esperti, la verifica dell'identità non può più basarsi solo sulla voce: servono controlli aggiuntivi, come la conferma attraverso canali indipendenti o procedure di doppia autorizzazione.
Cosa fare per proteggersi
Le aziende dovrebbero prevedere procedure chiare per le richieste di trasferimento, anche quando arrivano da figure di vertice. Una chiamata o un'e-mail non bastano: è utile verificare l'ordine con un contatto noto e indipendente.
La formazione del personale resta uno strumento chiave per riconoscere i segnali di una possibile frode, come l'urgenza, la richiesta di riservatezza o l'uso di canali di comunicazione insoliti.



